Il fondo Stoppani è costituito da 422 reperti oggi attribuiti alla collezione Stoppani primigenia, distrutta ai tempi del secondo conflitto mondiale e oggi oggetto di una meticolosa opera di catalogazione

di Luca Jaselli

La collezione ospitata nel Museo di Storia Naturale di Milano, maggior lascito ai posteri, andò in effetti interamente distrutta per i bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Ma al complessivo disastro scamparono alcuni, pochi, esemplari custoditi altrove. Una piccola testimonianza della serie originaria, ancora meritevole di portare il nome di “Collezione Stoppani”.

Antonio Stoppani era nato a Lecco nel 1824. Cresciuto a contatto con la montagna lecchese e con gli scoscesi terreni triassici delle Grigne, fu ordinato abate nel 1848, partecipando nello stesso anno ai moti anti-austriaci culminati nelle Cinque Giornate di Milano. Fautore di una riconciliazione tra dogmi della Chiesa Cattolica e conoscenze positive, l’Abate Stoppani fu innanzitutto uno dei padri fondatori della geologia italiana e un grande divulgatore della storia naturale del nostro paese negli anni della ricostituzione di un’identità nazionale, con il celeberrimo Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze naturali la geologia e la geografia fisica d’Italia. Stoppani dedicò una considerevole parte dei suoi studi ai luoghi e al territorio in cui era cresciuto e dai quali aveva preso inizio la sua carriera accademica. Dal 1858 al 1860 pubblicò lo studio monografico sul Calcare di Esino, Les pétrifications d’Esino et de Lenna, dove descrisse 317 specie di fossili da lui rinvenuti e catalogati, definendo 214 nuove specie e descrivendone altre 92 già designate da altri autori. Si trattava di ammoniti, gasteropodi e lamellibranchi, di gran significato per la stesura del volume e nucleo centrale della raccolta privata del grande geologo.

Il giovane custodiva la propria collezione laddove risiedeva e dove compiva gli studi filosofici, nel seminario liceale di Monza. L’abate morì nel 1891 e i reperti restarono nei locali del seminario fino al 1930, anno della chiusura definitiva della sede di Monza, per essere imballati e trasferiti senza molti riguardi presso il nuovo seminario di Venegono Inferiore, in provincia di Varese. Nel frattempo, la maggior parte dei reperti sui quali aveva basato i suoi studi erano distribuiti in diverse sedi, tra le quali di gran lunga la maggiore era il Museo di Storia Naturale di Milano, di cui Stoppani fu direttore dal 1882 alla morte. Nel 1943, durante il secondo conflitto mondiale, l’edificio venne gravemente danneggiato dai bombardamenti e le sue collezioni perdute. Scamparono a questo disastro 88 esemplari riferibili a 45 specie diverse (molluschi fossili del Calcare di Esino), trasferiti per ragioni di studio in alcuni locali dell’Università di Milano. Ma ben prima di questi, dimenticati a Venegono, giacevano gli esemplari dei tempi del liceo, in attesa di essere riscoperti. 

Nel 1952, all’interno del complesso del Seminario di Venegono Inferiore, venne ufficialmente inaugurato il Museo di Storia Naturale e dedicato alla memoria di Antonio Stoppani. Il nucleo della collezione paleontologica oggi visibile è costituito dai reperti traslocati dal seminario di Monza, fossili a volte corredati di cartellino autografo, a volte con grafia dello Stoppani tracciata direttamente sul reperto. Altri esemplari ancora, seppur privi di cartellino originale, sono anch’essi attribuiti all’Abate, come Pinna miliaria, nelle sue imperfezioni e nelle fratture della roccia identica alla litografia a pagina 387 negli Studii geologici e paleontologici sulla Lombardia e nella Tavola 9 della Paléontologie Lombarde, della fine degli anni cinquanta di quel secolo.

Il fondo Stoppani custodito al Museo di Storia Naturale di Venegono è costituito da 422 reperti oggi attribuiti alla collezione Stoppani primigenia, oggetto di una recentissima opera di catalogazione. Tra di essi meritano menzione i molluschi pliocenici di San Colombano, alcune lastre con pesci provenienti da Bolca, rettili di Besano (VA), e le celebri pétrifications d’Esino: gasteropodi, lamellibranchi e bivalvi del Triassico lombardo, dalle pendici pedemontane prealpine, in bella mostra in una vetrina dedicata.