Una straordinaria collezione di animali, fossili e minerali, che conserva anche la memoria dell’abate Stoppani. Da conoscere e riscoprire, con l'aiuto di volontari e di don Elio Gentili che lo dirige dal 1960

di Ylenia SPINELLI

«Il miglior museo della Lombardia». Così, il 14 novembre 1952, il professor Sergio Venzo, insigne geologo dell’Università di Milano volle definire il piccolo, eppure significativo museo di storia naturale del seminario di Venegono, che proprio quel giorno, alla presenza del cardinal Schuster, veniva dedicato al lecchese Antonio Stoppani.

Una presenza discreta nell’imponente edificio in cui dagli anni Trenta del secolo scorso studiano i futuri preti della diocesi, ma che ancora oggi contribuisce a mantenere vivo e forte il legame tra il Seminario e Stoppani, anch’egli sacerdote ambrosiano, oltre che grande geologo e paleontologo.

A prendersi cura di questo gioiellino, situato in una stanza dell’ala “ex liceo”, è don Elio Gentili, 80 anni compiuti lo scorso aprile e una grande passione, coltivata sin da seminarista, per i fossili e per gli insetti. Passione e studio che lo hanno portato a scoprire, dal 1973 in poi, circa 200 nuove specie di insetti appartenenti alla famiglia degli Idrofilidi.

Varcata la soglia, si è subito accolti da un leone e da un orso bruno imbalsamati, capaci di incutere timore, ma anche grande interesse, tra i bambini, i più assidui visitatori del museo. Ma per fortuna nelle 98 vetrine si incontrano anche animali più rassicuranti e moltissime varietà di insetti, minerali e fossili, continuamente catalogate e risistemate dallo stesso sacerdote, direttore del museo dal lontano 1960.

«Quando il seminario liceale venne trasferito da Monza a Venegono – ricorda Gentili – vennero traslocati anche i mobili e i materiali del Museo di Scienze Naturali. Ma tale trasloco del 1930 fu rovinoso per le preziose collezioni naturalistiche, tra le quali vi erano pezzi raccolti da Antonio Stoppani e Giuseppe Mercalli, entrambi docenti nei seminari ambrosiani e se l’autore del Bel Paese, per meriti scientifici, divenne direttore del Museo di Milano, Mercalli lo diventò dell’Osservatorio Vulcanologico di Napoli».

Il museo doveva servire ai giovani seminaristi per lo studio delle Scienze; mons. Cesare Gaffuri, durante la sua lunga vita di insegnante di materie scientifiche, aveva dedicato particolare attenzione alle raccolte di conchiglie di minerali e di fossili, ma a curarne il primo allestimento fu don Gaetano Cocquio. Questi fu affiancato e poi sostituito dal predecessore di don Gentili, ovvero mons. Marino Colombo. Negli anni sono stati sostituiti gli arredi, revisionata la sistemazione scientifica e arricchita di nuovi acquisti l’intera raccolta, che vanta più di quattromila pezzi.

Nelle vetrine centrali e in quelle a muro sono raccolti gli animali, secondo la classificazione convenzionale vertebrati- invertebrati, dunque si va dai carnivori come il lupo, la iena, il leone e  l’orso,  ai primati come lo scimpanzé, ai palmipedi, agli uccelli. Poi ci sono le vetrine con gli artropodi (farfalle e altri insetti) e i celenterati, come i coralli e le gorgonie. A tutto ciò si aggiungono alcuni pezzi archeologici (vasellame ed altri ex voto dei primi secoli avanti Cristo, oltre alle selci raccolte dallo stesso Stoppani sull’isola Virginia del lago di Varese) e la grande collezione di fossili, disposti secondo le ere geologiche.

«Da vent’anni ospitiamo un coccodrillo di più di cinque metri proveniente dal fiume etiope Omo Bottego – ci tiene a segnalare don Gentili – regalato al Seminario da un commerciante di Busto Arsizio. Poi c’è una coppia di farfalle del Madagascar, dono di don Giavini, davvero importante dal punto di vista didattico per il dimorfismo sessuale». Ma, rimanendo tra le farfalle, a colpire i visitatori è  senza dubbio quella gialla e nera detta “testa da morto”,  perché sembra di vedere un teschio sul suo corpo. Tra i pezzi storici c’è pure un’aquila reale vecchissima, uccisa in Val Masino nel 1882.

«Oltre a me, ad occuparsi del museo ci sono i volontari – spiega don Elio – una presenza davvero importante, perché accompagnano gli studenti durante le visite guidate e mi danno una mano nella conservazione dei reperti».

In questi anni il museo di Venegono si è è arricchito anche grazie  alle donazioni di laici (come il signor Prandoni, che ha donato al Seminario alcuni preziosi minerali della sua collezione), ma anche di preti e missionari, che hanno raccolto esemplari di animali in tutto il mondo.  Alcuni pezzi, poi, li ha acquistati o trovati lo stesso don Elio, come per esempio i fossili della Rasa di Varese, risalenti all’era mesozoica.

È incredibile quanto abbia in comune l’ottuagenario direttore del museo con l’abate Stoppani, il cui busto, opera di Francesco Wildt e dono della città di Lecco, troneggia nella sala, quasi custode immobile e silenzioso di questo piccolo universo.