Per la prima volta nel Seminario di Venegono, si è svolta un'Ordinazione episcopale. A diventare Vescovo, l'ambrosiano monsignor Piergiorgio Bertoldi, nominato nunzio apostolico in Burkina Faso e in Niger

di Annamaria BRACCINI

Si parla sottovoce, in italiano, francese, portoghese, mentre si intrecciano i saluti di chi proviene da tante parti del mondo e i simboli della dignità episcopale e sacerdotale si mescolano con le fasce tricolori di alcuni sindaci e gli abiti tradizionali dell’Africa.

E’ l’attesa che precede, in una mattina piena di sole che rende ancora più bello il Seminario di Venegono, l’Ordinazione episcopale di monsignor Piergiorgio Bertoldi, nominato da papa Francesco, il 24 aprile scorso, nunzio apostolico in Burkina Faso e in Niger e arcivescovo titolare di Spello.

A consacrarlo Vescovo è il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, conconsacranti sono il cardinale Scola e il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo dei Vescovi. Concelebrano il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero e il cardinale Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano.

Sull’altare maggiore della basilica del Seminario, gremita dai seminaristi, da parenti e amici di monsignor Bertoldi, ci sono 23 vescovi – anche il predecessore come Nunzio, in Bukina Faso e in Niger, monsignor Vito Rallo – e un centinaio di sacerdoti, tra cui i compagni di Messa del neo vescovo, varesino di nascita, cinquantadue anni, prete ambrosiano, ordinato nel 1988. In prima fila siedono i sindaci di Brebbia, Ispra, Spello e di Besozzo Non mancano i Consoli del Niger e del Burkina Faso.

Il benvenuto, dopo la processione e il canto dei Dodici Kyrie delle solennità, è porto dal cardinale Scola che ricorda come sia la prima volta che nella storia, lunga ottant’anni, del Seminario di Venegono, si celebra un’Ordinazione episcopale. La gratitudine è per la presenza dei Cardinali e dei Vescovi, molti provenienti dall’Africa e dal Brasile, dove monsignor Bertoldi prestava servizio nella Nunziatura apostolica (Nunzio era fino al 2012 il cardinale Baldisseri).

E cita, allora l’Arcivescovo di Milano, papa Francesco che, nel 2013 alle Rappresentanze pontificie diceva: «dovrete essere disposti ad integrare ogni vostra visione di Chiesa, pure legittima, ogni personale idea o giudizio, nell’orizzonte dello sguardo di Pietro e della sua peculiare missione al servizio della comunione e dell’unità del gregge di Cristo, della sua carità’ pastorale, che abbraccia il mondo intero e che vuole rendersi presente soprattutto in quei luoghi, spesso dimenticati, dove maggiori sono le necessità’ della Chiesa e dell’umanità. Vivere il Ministero a servizio del Successore di Pietro e delle Chiese a cui sarete inviati, potrà apparire esigente, ma vi permetterà di essere e di respirare nel cuore della Chiesa, della sua cattolicità».

Insomma, un dono e una responsabilità grandi, quelle che si assume, specialmente, chi rappresenta Cristo e la Chiesa in terre lontane, come appunto i Nunzi apostolici.

Di dono, infatti, parla il cardinale Parolin nella sua omelia, dopo la presentazione dell’eletto con la lettura del mandato del Papa.

Il riferimento è alla Prima Lettura tratta dal profeta Geremia, «in cui troviamo il tema della vocazione. Nel dialogo tra l’iniziativa divina e la risposta umana si incontrano, nella libertà e nell’amore, il Creatore e la sua creatura, capace di accogliere la Grazia di uscire dalla sua mediocrità e dalle ristrettezze dei suoi orizzonti domestici, per compiere la missione che il Signore affida».

È qui, sottolinea il Segretario di Stato, che «risalta il primato del dono. Il dono che Dio fa della vita, della vocazione, della sua costante benevolenza e il dono della risposta».

Un “sì” che il Signore chiede desiderando «collaboratori intelligenti e creativi, resi liberi e santi per aver accolto la sua Parola, e perciò, in grado di far progredire il suo disegno nella storia». Dunque, non «freddi esecutori di ordini che non possono neppure comprendere».

Il pensiero è ancora per il Magistero di papa Francesco che «più volte ha messo in risalto che il Signore ci precede e attende con pazienza la nostra risposta. Così egli ci dà la forza per intraprendere il cammino, mentre i nostri stessi limiti diventano occasione per un Suo più incisivo intervento».

Quel Dio che «è il vero artefice della storia, che è all’inizio e al termine di ogni buona impresa» e che è in un dialogo che si ripete anche oggi, anche nella Celebrazione che si sta vivendo in Seminario, con il mandato al nuovo Vescovo, compiuto attraverso l’imposizione della mani di coloro che già sono nella Successione apostolica, in un’«ininterrotta catena – nota Parolin -, che risale fino agli Apostoli», appunto.

«Si tratta di un dono da custodire e far fruttificare, da ravvivare continuamente nella preghiera fiduciosa, nella generosità della propria azione mossa dalla carità e testimoniando con coraggio la verità, nella responsabilità che comporta».

Poi, il Parolin si rivolge direttamente a monsignor Bertoldi, «caro don Piergiorgio, il Papa ti invia a rappresentarlo in due Paesi africani presso i quali ti farai latore della sua speciale vicinanza, della sua parola di pace, che diventa impegno concreto della Santa Sede e della Chiesa nel suo insieme per favorire in clima di concordia e di dialogo in pieno rispetto della libertà religiosa e dei diritti dei più deboli. Potrai essere di grande utilità nell’incrementare i legami che uniscono le Chiese particolari e quella Universale. Nello svolgimento del tuo compito, scoprirai ancora di più la multiforme bellezza della Chiesa. Sei chiamato a essere testimone del Cristo risorto e artefice di comunione e di pace, diverrai in tal modo collaboratore della gioia di quanti la Provvidenza porrà sui tuoi passi, come recita il tuo motto episcopale». Lo stesso motto che fu dei Candidati al sacerdozio 1988 della Chiesa di Milano.

Poi, la liturgia bella e suggestiva dell’Ordinazione, con gli impegni dell’eletto, le Litanie dei Santi, l’imposizione delle mani da parte del Vescovo ordinante e dei due conconsacranti, la preghiera di Ordinazione e i Riti esplicativi, con l’unzione crismale, la consegna del Vangelo, dell’anello, della Mitra e del Pastorale.

Un lungo applauso saluta il nuovo Vescovo che, in conclusione della Celebrazione, ringrazia commosso. «Semplicemente grazie, ancora oggi quando entro in questo Seminario, che mi ha sempre colpito per la sua grandezza, mi sembra di seguire sentieri inadeguati a me, perché mi accorgo che non sono né più intelligente né migliore di chi ho conosciuto – tutt’altro – , ma il Signore sceglie ciò che è piccolo. Per questo dico grazie a ciascuno di voi, perché la vostra presenza mi fa sentire ancora più piccolo e servo. Nei sentieri misteriosi del Signore ho avuto modo di scoprire che i giganti che ci precedono, talvolta, sono anche amici, come chi mi ha consacrato, i Cardinali che sono stati mei capi-missione, i Vescovi dai quali ho ricevuto una testimonianza di come possa declinarsi il Ministero episcopale in quello spazio angusto, ma amplissimo, che sono le Nunziature apostoliche. In questo Seminario ho imparato a seguire le orme dei giganti come colui che mi ordinato diacono e prete, il cardinale Martini, di monsignor Serenthà, di monsignor Spezzibottiani. Ringrazio il cardinale Scola che ha suggerito di far diventare il Seminario, il luogo di questa celebrazione come spazio di accoglienza da parte dei seminaristi e per rendere presente un’ulteriore faccia di questa multicolore Chiesa che è quella ambrosiana a cui mi onoro di appartenere».

Infine, anche una richiesta al Cardinale come Caporito del Rito Ambrosiano, «perché la Cappella della Nunziatura in Burkina Faso possa divenire un luogo per celebrare nel nostro Rito ambrosiano».