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La Cripta della Basilica

Nel basamento dell'abside della basilica si scorgono le finestre che danno luce alla cripta, l'accesso abituale è segnalato dalle moderne coperture che ne precedono gli ingressi dai quadriportici di Teologia e di Liceo.

Un breve corridoio introduce dall'oscurità alla penombra debolmente rischiarata dalle finestre e dalle luci fioche di lampade votive poste lungo la curvatura delle pareti. La loro presenza si deve alla particolare natura di questo luogo voluto per raccogliere le reliquie una volta venerate nel seminario teologico di Milano e in quello liceale di Monza e per invitare i chierici al culto e alla imitazione dei santi. Tale intuizione portò a realizzare una singolare cappella-reliquiario che offrisse forma architettonica all'ideale celebrativo delle innumerevoli tracce di santità ivi confluite.

Lo spazio, ritmato in tre navatelle da colonne di granito rosa, ripete in ogni elemento il messaggio dei santi: dagli altari alle pareti, che ne sono ripartite, centinaia di reliquiari invitano a contemplare nel coro dei beati l'esito di una vita fedele a Dio e ad essere membra vive del Corpo di Cristo, accogliendo la vocazione alla santità già insita nel battesimo.

Tale richiamo sembra ripreso con l'immagine delle "pietre vive per l'edificazione di un edificio spirituale" grazie alle numerosissime tessere in marmo di Candoglia che coprono interamente le pareti e i pavimenti, offrendo un evidente rimando alla nostra cattedrale ed alla comunità dei fedeli che forma la Chiesa diocesana. Del medesimo pregevole marmo sono realizzati i sedili per i celebranti, l'ambone e l'altare, elemento centrale in analogia con la cripta del Duomo, dedicato dal Card. Schuster ai santi Pietro e Paolo. Incise sulle mense, altre iscrizioni dedicatorie assegnano i due altari minori al culto dei martiri Arialdo, Sisinio, Martirio e Alessandro.

Sopra la mensa dell'altare principale, segno del Sacrificio e quotidiano invito alla comunione col Risorto, è sospesa la croce ove il Cristo appare rivestito dei segni della regalità. L'opera a smalto è dell'orafo Sassi. Altri smalti policromi ornano gli antelli del Tabernacolo e delle custodie per la reliquia della Croce e per gli Oli santi, raffigurando rispettivamente la Risurrezione di Gesù, l'albero della croce ed il Duomo di Milano.

Alla complessa simbologia della cripta appartengono anche i tondi degli apostoli Pietro e Paolo e le icone cuspidate della Madre di Dio, di S. Giuseppe, della Sacra Famiglia ed un Crocifisso appartenuto a S. Carlo Borromeo fondatore del seminario.

Di recente donazione sono gli arredi liturgici in ferro battuto, a testimonianza della continua attenzione riservata ad un luogo di preghiera caro a tutte le comunità di Venegono e testimone di una ininterrotta attività educativa nelle diverse sedi e persone della sua storia.

Una menzione particolare merita la figura di don Ferdinando Baj che promosse la trasformazione della cripta secondo le indicazioni di rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II.

La ritrovata centralità della mensa eucaristica indica nella Celebrazione il luogo della comunione tra la Chiesa pellegrina sulla terra e la Assemblea festosa degli Angeli e dei Santi che qui si vogliono ricordare. Queste ultime parole si offrono alla nostra lettura e ci accompagnano lasciando la cripta: la Chiesa venera i Santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei Santi proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare.