Logo     SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MILANO          Diocesi Diocesi di Milano


 

 

La Cappella del Quadriennio Teologico

 

La cappella della comunità del Quadriennio Teologico, rimasta spoglia per circa dieci anni dopo la sua costruzione, fu decorata per iniziativa dei candidati del 1941, incoraggiati dal vicerettore don F. Bizzozero (1900-1983). L'altare fu consacrato dal card. Schuster il 10 agosto 1945.

La cappella di Teologia è luogo caro al clero ambrosiano perché quasi tutti i preti viventi proprio qui hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica, hanno celebrato la Liturgia delle Ore, hanno a lungo pregato negli anni decisivi della loro preparazione all'ordinazione presbiterale.

La decorazione fu affidata alla Scuola Beato Angelico: lo svolgimento del tema è stato curato da Mons Polvara, iniziatore nel 1921 e da allora direttore della Scuola Beato Angelico e Professore di estetica in Teologia; l'esecuzione è stata opera di Ernesto Bergagna. Bergagna, nato a Udine nel 1902, tra i primi allievi della Scuola Beato Angelico, si diplomò Maestro Pittore nel 1925, si perfezionò a Parigi e assunse l'incarico dell'insegnamento della figura disegnata nella Scuola d'Arte e nel Liceo Artistico della Scuola Beato Angelico a partire dal 1932. Si fece religioso della Famiglia Beato Angelico nel 1955. Morì il 17 dicembre 1991.

L'impressione complessiva che riceve chi entra nella cappella dedicata all'Immacolata è di trovarsi in un ambiente ricco di colori, di simboli, di scritte, unitario nello stile, raccolto e insieme arcaico. Le numerose scritte esprimono l'intenzione didattica dell'opera, ma per leggerle occore conoscere tre lingue: latino, greco ed ebraico. Le figure sono stilizzate a indicare che sull'intenzione figurativa prevale l'intenzione simbolica. La tecnica adottata dal Bergagna per le pitture è quella del "divisionismo", movimento pittorico della fine del secolo XIX, che ottiene particolari effetti luminosi, giustapponendo i colori a piccole pennellate.

Le pareti laterali, suddivise in tre bande, indirizzano all'abside dove domina la figura dell'Immacolata che l'artista ritrae applicandole l'espressione dell'Apocalisse riportata sull'arco ("Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle", Ap 12,1). La sovrasta la nube in cui sono rappresentati Dio Padre e lo Spirito Santo. Il Figlio è rappresentato nel grembo della Madre. Popolano il cielo tre corone di Angeli. Ai piedi dell'Immacolata è rappresentata la nuova Gerusalemme, cinta da un alto muro con dodici porte.
Di fronte a chi guarda stanno tre porte, custodite da angeli, che recano i nomi dei patriarchi a sinistra Levi, a destra Ruben, al centro, quella che dovrebbe essere la porta di Giuda, la tribù alla quale apparteneva Gesù, è sostituita dal tabernacolo.Lo spazio dell'assemblea è illuminato dalla serie di trifore che ritmano la banda superiore dell'aula, finestre immerse nella vigna che si estenua in colori appassiti e frutti stentati nella navata che racconta la storia del peccato e si presenta verdeggiante e ricca di frutti sulle altre pareti. La vite reca tra i suoi frutti i nomi dei dodici patriarchi e i nome dei dodici apostoli. Vi si riposano passeri, pavoni e aquile, animali cari alla simbologia antica, per dire la vita eterna (i pavoni), la giovinezza rinnovata (le aquile). La banda centrale è interamente decorata.

La parte destra è aperta dall'angelo che piange, con le mani sul volto, la veste violacea fregiata dai simboli del peccato e della giustizia. Sulla parete laterale sono rappresentate quattro scene. La prima rappresenta la lotta in cielo, intepretando l'espressione di Ap 12,7 riportata nella cornice inferiore ("Scoppiò una guerra in cielo") alludendo alla lotta tra il bene e il male, che accompagna tutti i tempi. La seconda rappresenta il paradiso terrestre e i genitori nella condizione originaria. La scritta sulla cornice ricorda che "Il Signore Dio piantò un giardino in Eden" (Gen 2,8). La terza scena rappresenta le conseguenze del peccato originale: i progenitori schiacciati dalla loro drammatica condizione, in un contesto naturale fattosi aspro e cupo, sono esclusi dalla loro condizione originaria. L'ingresso nella luce è custodito dal cherubino e dalla fiamma della spada sfolgorante (cfr Gen 3,24), ma nella dimora della luce si intravede una figura e si ascolta una promessa, scritta in ebraico che dice: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gen 3,15), allusa in latino nella cornice inferiore. La quarta scena rappresenta Giuditta che mostra la testa di Oloferne, il nemico di Israele decapitato dalla giovane che confidando nel Signore s'era fatta acoraggiosa e astuta: si presenta vincitrice e dichiara, come recita la scritta sottostante: "Ha colpito a morte i nostri nemici in questa notte per mano mia" (Gdt 13,14). In Giuditta il pittore ha visto una prefigurazione di Maria: la grandezza dell'impresa è possibile per la grazia di Dio e la disponibilità della vergine.


La Donna dell'Apocalisse

Interno

La parete a sinistra di chi entra presenta ancora quattro quadri da contemplare a partire dal fondo. Il primo quadro rappresenta l'attesa: nel deserto dell'umanità c'è una piccola oasi che comincia a rifiorire e a diffondere vita (F. Bizzozero). L'immagine si ispira all'espressione del Cantico riportata sotto ("Che cos'è che sale dal deserto come una colonna di fumo esalando profumo di mirra e d'incenso e d'ogni polvere aromatica?", Ct 3,6). Il secondo quadro rappresenta l'annunciazione. L'angelo rivolge il suo saluto alla Vergine (cfr. la scritta, in greco entro l'aureola e in latino nella conice inferiore: "Ti saluto, o piena di grazia", Lc 1,28) e Maria accoglie con pensierosa e dolce disponibilità (cfr. la scritta, in greco nell'aureola di Maria e in latino nella cornice inferiore: "Eccomi, sono la serva del Signore", Lc 1,38). Al centro il simbolo dell'umanità, albero ormai reciso, dal quale spunta un giovane alberello con dodici ramoscelli. Il terzo quadro rappresenta la scena della morte del Signore: l'albero della croce è ricco di fiori e di frutti, indicando così la gloria della redenzione operata da Cristo. Ai lati stanno Maria e Giovanni, ai piedi della croce è inginocchiata Maria Maddalena. La scena è commentata dall'espressione dell'antico inno di Venanzio Fortunato (sec. VI) "Vexilla regis prodeunt" ("Albero bello e splendido"). L'ultimo quadro rappresenta Maria che cammina sulle nubi, accompagnata da angeli, circonfusa d'incenso e seguita da giovani in veste di chierici. Quasi a dire il proposito dei seminaristi che in questa chiesa pregano, la scritta sottostante dichiara: "Verremo dietro a te correndo, attirati dal tuo profumo" (Ct 1,3).

Tutta la vicenda è come sorvegliata dall'angelo della carità, "il più Bergagna di tutti, per quella fiorita di fiori sul fondo, che fa gentile fiaba di gusto tardo-gotico e pure eclettico. La figura frontale composta, simmetrica si atteggia con una compunzione e devozione assai persuasive" (S. Colombo).

Sul cornicione che divide la parte inferiore da quella superiore son riportate le parole del Prefazio del messale Ambrosiano in uso negli anni in cui fu decorata la cappella: "Celebriamo il giorno nobilissimo dell'Immacolata concezione, nel quale Maria, gloriosissima madre di Dio e vergine illibata, stella fulgente e meravigliosa, fu concepita senza peccato originale. Ella per noi riaprì la porta dell'eterna vita che Eva, nel Paradiso terrestre aveva chiusa e ci riporta dalle tenebre ai gaudi dell'antica luce".

Sulla parete di fondo si congiungono in alto le viti con aquile commentate da parole che alludendo al salmo 103 ("Benedici il Signor, anima mia, che rinnova come aquila la tua giovinezza"). La balconata riporta le parole dell'antifona mariana ("Tota Pulchra"). Sotto è dipinta al centro la tiara sormontata da sette fiammelle a indicare lo Spirito Santo che assiste la Chiesa e attorno sono riportate le parole della Bolla "Ineffabilis" di Pio IX, con cui è stato proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione: "Con l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo che la verità con la quale si ritiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare privilegio e per grazia dell'Onnipotenza di Dio, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, fu preservata da ogni macchia di colpa originale è di fede, e perciò da credersi da tutti i fedeli fermamente e costantemente".

Ai lati, simmetricamente ai due angeli sono raffigurate due donne, a destra di chi entra sta l'allegoria della "Sinagoga": una donna su una nave, che porta il segno della morte (gufo), con le vele ammainate e l'albero spezzato. La donna tiene nelle mani un rotolo con il testo ebraico del salmo 40,7-9: "Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto: Ecco io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto che io faccia il tuo volere. Mio Dio questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore". Ma la donna ha gli occhi bendati, come a dire che non sa interpretare la Scrittura.


Che cos' è che sale dal deserto come una colonna
di fumo esalando profumo di mirra e d'incenso
e d'ogni polvere aromatica?", Ct 3,6



Ti saluto, o piena di grazia ", Lc 1,28


Vexilla regis prodeunt

Io porr ò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe
e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno" (Gen 3,15)

Al lato opposto è raffigurata la Chiesa: una giovane donna su una nave che porta il segno della vita (l'aquila), le vele spiegate. La donna regge con una mano la croce e con l'altra le offerte per il sacrificio della Nuova Alleanza (il grano e l'uva). La fascia inferiore è ricoperta con marmo di Verona e vi sono incise le stazioni della "Via crucis". L'altare è marmo "rosa del Garda": vi è incisa sul paliotto l'arcada di Noè in mezzo alle onde del diluvio. Ai lati della mensa due simboli di Maria "Vaso di insigne pietà" e "Vaso Onorabile".

Alle spalle della sede in una sorta di scenario in pietra rosa sta al centro il tabernacolo simile a un portale di castello, ai lati si leggono in latino la parole di Ezechiele: "Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c'è passato il Signore Dio d'Israele. Perciò resterà chiusa, Ma il Principe siederà in essa" (Ez 44,2-3), che allude alla perenne verginità di Maria. Ai lati, più in basso è inciso l'anagramma greco del titolo di Maria "Madre di Dio". Ornano questo scenario anche reliquiari di santi incastonati nella pietre.