Bagno di folla in Duomo per il cardinale Angelo Scola con le migliaia di ragazzi che affiancano i sacerdoti nell’Eucaristia

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“Avete un dono grandissimo. Durante la Messa siete vicini a Gesù eucaristico e aiutate l’assemblea a partecipare al gesto più grande che un uomo possa vivere: l’Eucaristia”. Il cardinale Angelo Scola omaggia così le migliaia di chierichetti giunti oggi in Duomo a Milano (nell’ambito del loro ritrovo annuale) per incontrare il loro arcivescovo. Siedono in ogni spazio disponibile e diversi seguono la celebrazione in piedi, ma senza distrazioni. Perché, come sottolinea Scola rivolgendosi a loro all’inizio della Messa, “i chierichetti sono abituati al servizio all’altare, sanno vivere la celebrazione con il cuore e con la mente”.

Tutti con indosso la classica veste bianca o bianca e rossa, i ragazzi e le ragazze si lasciano accompagnare ad approfondire il senso di una Scrittura che parla direttamente a loro. Parla di vita quotidiana, di cibo, di Eucaristia. “Ascoltiamo la Parola – si raccomanda Scola – non nel modo in cui ascoltiamo un libro qualunque. Qui è Gesù stesso che ci parla. Abbiate questa consapevolezza ogni domenica quando prestate il vostro prezioso servizio alla comunità”.

Riprendendo il brano evangelico (Gv 21, ), il cardinale stimola i chierichetti ad immergersi nell’umanità del racconto. “Immaginate i discepoli affranti – suggerisce – che tornano al lavoro su suggerimento di Pietro. Ricominciano a vivere dopo un momento di fortissimo dolore, la morte di Gesù”. E anche il lavoro è fonte di tristezza: pescano tutta notte invano. Finché uno sconosciuto li invita a gettare nuovamente le reti, che stavolta tornano sulle barche cariche di pesci. Riconoscono allora che è stato il Signore a parlare loro e si precipitano a riva per incontrarlo, trovandolo intento a preparare loro pane e pesci.

“Gesù – evidenzia l’Arcivescovo – prepara da mangiare. È un gesto quotidiano e concreto che ci insegna come Cristo c’entri con la nostra vita di tutti i giorni”. Servire o partecipare alla messa, prosegue, “deve aprirci a tutti i momenti della nostra vita: l’amicizia, la scuola, l’oratorio, l’associazione, lo sport, l’accoglienza ai ragazzi originari di altre nazioni che potrebbe svilupparsi proprio nei gruppi chierichetti parrocchiali. Ogni ambito c’entra con il Signore. Non bisogna vivere divisi, come se i diversi momenti della nostra vita fossero compartimenti stagni”. E allora, per chi ha questa familiarità singolare con l’Eucaristia come i chierichetti, l’invito conclusivo di Scola è ancor più sentito: “Pensate alla gioia dei discepoli nel sedersi a mangiare con Gesù. Portiamo questa gioia, che noi conosciamo, a tutti quelli che incontriamo nella nostra vita”.

Uno stimolo raccolto immediatamente, come testimoniano i tre “regali” che una chierichetta presenta poco dopo all’arcivescovo. Parla a nome di tutto il movimento, con un ’tu’ informale che sa tanto di affetto. Il primo regalo è “una fraterna vicinanza, nella preghiera, per il tuo magistero”. Il secondo, “la promessa di essere sempre gioiosi, sull’altare e nella vita”. Il terzo, alcuni numeri di Fiaccolina, la rivista del Movimento chierichetti (MoChi).

Concludendo la celebrazione con un pensiero al giovane scomparso a seguito della caduta della croce a Cevo, Scola raccomanda ai giovani di ascoltare il loro cuore e rivolgersi a un religioso o una religiosa di loro fiducia se sentissero crescere dentro di sè la vocazione alla consacrazione. Lo fa appena prima di scendere nelle navate del Duomo, dove è circondato da centinaia di chierichetti in festa. Tutti chiedono un saluto, una stretta di mano, una foto. Perché, come aveva affermato a inizio celebrazione don Alberto Colombo, direttore del MoChi, “i chierichetti vogliono bene al loro arcivescovo: prova ne è la foto che spesso i gruppi scattano con Scola al termine delle visite pastorale nelle parrocchie ed è conservata da ciascuno tra i ricordi più cari”.