Nel festeggiare i primi 80 anni di Fiaccolina, evochiamo gli inizi della rivista che il Seminario pubblica per i suoi «Piccoli Amici» a partire dalla Pasqua 1946.

Immagine_Fiaccola_aprile_2026-3

Si tratta di una luce alimentata dalla vita del Seminario minore – tra Seveso e Masnago – e pronta a rischiarare quella del Seminario di Venegono.
Sono ormai 80 anni che La Fiaccola è affiancata da Fiaccolina. Dedicato ai «Piccoli Amici del Seminario», il primo numero della nuova rivista accompagna la celebrazione della Pasqua 1946: è il 21 aprile e già si annuncia un secondo numero in uscita per Pentecoste; il terzo avrebbe celebrato la Festa del Seminario.

L’UOMO DELLE MERAVIGLIE
Subito intrigante, accompagnata da colorate illustrazioni, sulla prima pagina si affaccia una domanda: chi è l’uomo delle meraviglie? Forse un mago nel suo castello incantato? Un abile prestigiatore dotato di bacchetta magica? Lo scienziato che ha saputo spezzare l’atomo o quello che progetta viaggi sulla luna? Scartate queste possibilità, ecco la risposta: la meraviglia è quella della vita e l’uomo che ne vuole condividere il segreto è Gesù, il Crocifisso risorto. È proprio lui che dona la vita e che offre risurrezione ai morti. Annuncio di risurrezione affidato ai suoi discepoli è il perdono, «risurrezione delle anime morte per il peccato». Questo annuncio è per i piccoli e per i grandi.
Lo ricorda la figura di Giuseppe Cafasso, santo prete attivo nella Torino del XIX secolo, impegnato tra i carcerati, soprattutto tra quelli condannati alla pena capitale. Lo precede frate Antonio, il portoghese giunto in Italia per seguire le orme dell’Uomo delle meraviglie insieme a frate Francesco: si racconta come a Padova avesse chiesto a un penitente di scrivere i propri peccati su un foglio e di come, dopo averli elencati durante la confessione, la pagina fosse tornata bianca. Che meraviglia!

LA CURA PER LE VOCAZIONI
Esplicito è il desiderio che la nuova rivista possa aiutare i più piccoli a comprendere il compito dei preti nella comunità cristiana, a conoscere il cammino di formazione e discernimento richiesto ai giovani che si preparano al ministero ordinato, un cammino che per molti iniziava già al tempo del ginnasio e del liceo, entrando in quello che era il Seminario minore. Proprio per questo, non si teme di evocare la «vita di Seminario» e di narrare che il «grande segreto» di «un fanciullo di dieci anni» può essere quello di «diventare Sacerdote», segreto presto
svelato alla mamma che decide di mettere alla prova suo figlio: potrà entrare in Seminario se per tutto l’inverno saprà alzarsi più presto del solito per partecipare alla Santa Messa, e così accade. Che non si venga, poi, a parlare di «fare il prete»: non si tratta di un «bel mestiere», ma di una missione per far incontrare il Signore Gesù a quelle «molte anime» che ancora non lo hanno conosciuto, una missione alla quale i più piccoli possono già prepararsi pregando e studiando, ma anche giocando: «Si fanno certe partite, caro mio!».
Prima di chiudere il primo numero c’è ancora spazio per diramare l’identikit di sette pericolosi malviventi. Il loro nome? Superbia, Avarizia, Lussuria, Gola, Ira, Invidia, Accidia. Superbia è anche il capobanda, «quello che manovra tutti gli altri e dal quale prendono gli ordini». Ogni amico del Seminario disposto a diventare anche un «piccolo poliziotto» non avrà difficoltà a riconoscerlo nascosto tra i pensieri e le azioni di ogni giorno e saprà farlo cadere in trappola mettendo in campo verità, carità e obbedienza.

UNA RIVISTA CHE HA VOGLIA DI CRESCERE
Direttore responsabile di Fiaccolina è don Eugenio Antonioli: ordinato dal cardinal Schuster nel 1940, viene inviato a Seveso, chiamato tra gli educatori del Seminario di San Pietro Martire, dove mette a frutto non solo lo studio della Teologia, ma anche quello delle Scienze agrarie. Prendendo casa a Lambrate, a partire dal 1960 don Eugenio lascia il Seminario per dedicarsi all’assistenza degli orfani, quelli che la città di Milano chiavava Martinitt.
Destinato a guadagnare una cadenza bimestrale, ogni numero è circoscritto in quattro pagine, con tanto di ecclesiastico imprimatur. Non mancano vignette e fumetti che proprio quell’anno scelgono di ricorrere ai caratteristici balloon: prima, secondo un uso tutto italico, il testo veniva inserito alla base dei disegni. Prendendo le misure de La Fiaccola di quel tempo, nel 1949 il formato si dimezza per distribuirsi su otto pagine, sedici nel numero doppio di fine anno, che segna anche un primo passaggio di testimone nella direzione della rivista, ora affidata a don Luigi Olgiati, impegnato a Masnago come direttore spirituale e docente di Lettere.
Pur riducendosi a una dozzina, con il Giubileo del 1950 le pagine si fanno un poco più ampie, mentre la redazione di Fiaccolina raggiunge il suo nuovo direttore e prende casa a Masnago – alle porte di Varese, non troppo lontano dal Sacro Monte – casa allora abitata dai seminaristi più giovani, impegnati a terminare la scuola elementare e ad affrontare il triennio di quella media.
Fin da subito lettori e lettrici instaurano una fitta corrispondenza con la nuova rivista, che ben presto di ritrova non solo tra le mani dei chierichetti, ma anche di quanti, nel prepararsi alla Prima Comunione, accompagnano la preparazione di tanti giovani alla loro Prima Messa.

Don Stefano Perego,
archivista del Seminario