Espressione della scuola teologica del Seminario Arcivescovile di Milano, “La Scuola Cattolica” è una delle più antiche riviste teologiche

SC 150_2 (2022)

Sommari:

APOLO BRAMBILLA – VITTORIO CANTI – PIERLUIGI BANNA – SILVIA POGLIANO, Complessità: teorizzazioni moderne, sfide antiche, 199-218

L’articolo si compone di tre parti. Anzitutto viene presentata una panoramica della letteratura sulla complessità, mostrando l’esistenza di almeno tre filoni distinti. La complessità, infatti, può essere intesa come complicatezza  caotica e non lineare, come proprietà di alcuni sistemi dinamici adattivi o come attributo del processo ermeneutico. Nella seconda parte si trovano alcune considerazioni sulle attuali interpretazioni del concetto di complessità. In particolare, si propone di intendere la complessità non solo come dato del sistema ermeneutico soggetto-oggetto, ma come proprietà intrinseca alla realtà, che invita continuamente a non ridurla a ciò che l’uomo può cogliere di essa. Infine, nella terza parte, l’articolo introduce i contributi degli autori del Dossier, contestualizzandoli in relazione al tema della complessità.

This article is made up of three parts. Firstly we are given a panorama of Complexity Literature, showing the existence of at least three distinct fields. We can understand complexity in fact in terms of a non linear chaotic ‘complicatedness’, as a property of some dynamic additive system or as an attribute of the hermeneutical process. In the second part some considerations on the present day interpretations of the concept of complexity will be discussed. In particular, the authors propose an understanding of complexity not only as a datum of a subject/object hermeneutical system but as the intrinsic property of reality itself, continually inviting one to not reduce reality to that which the person is merely able to grasp therein. Finally, in the third
part, the article introduces the contributions of the authors of the Dossier, contextualizing them in relation to the theme of complexity.

SILVIA POGLIANO, «Vivere tutto in piena evidenza»: per una tematizzazione filosofica della complessità del reale a partire da Edmund Husserl e Hannah Arendt, 219-248

Il presente contributo intende proporre una possibile declinazione filosofica del concetto di complessità a partire dal pensiero di due importanti autori novecenteschi: Edmund Husserl e Hannah Arendt. In particolare, si prenderanno in esame alcune parti delle ultime opere dei due pensatori, al fine di individuare alcuni strumenti teorici in grado di fornire una possibile declinazione filosofica (parziale, ma necessaria) del concetto di “complessità”, ovvero il coglimento di quest’ultima come forma costitutiva del reale.

This paper aims at proposing a possible philosophical declination of the concept of complexity starting from the thought of two important twentieth-century authors: Edmund Husserl and Hannah Arendt. In particular, some parts of the last works of the two thinkers will be examined in order to identify some theoretical tools able to provide a possible philosophical declination (partial, but necessary) of the concept of

PIERLUIGI BANNA, Potenzialità e limiti della “teoria della complessità” per la riflessione teologica. Criteri ermeneutici dal Contro Eunomio di Gregorio di Nissa, 249-277

Il Contro Eunomio di Gregorio di Nissa può essere analizzato quale opera paradigmatica per il confronto tra teologia e filosofia e quindi propizio anche all’evidenziazione delle potenzialità e dei limiti di altri sistemi per la teologia, come ad esempio la teoria della complessità. Tale teoria viene incontro all’esigenza di contestualizzare ogni enunciato teologico in un orizzonte di
relazioni (di luoghi, di tempi, di persone). Nello stesso tempo, però, la complessità non può pretendere né in senso teorico né in senso pratico di essere la cifra ultima della realtà indagata, sia umana sia divina.

Gregory of Nissa’s Against Eunomius can be analyzed as a paradigmatic work of the comparison between theology and philosophy and thus effective also in highlighting the potential and the limitations of other systems for theology, as in for example Complexity Theory. Such a theory lends itself to the need to contextualize every theological statement in an horizon of relation (of place, o time, of person). At the same time however, complexity cannot demand, neither in a theoretical nor in a practical sense, to be the ultimate key to understanding the investigated reality, be it human or divine.

PAOLO BRAMBILLA, Dio, più semplice di quanto si creda. Come la complessità del mistero trovi espressione nella semplicità divina, 279-303

L’articolo mostra come la semplicità, in teologia, sia una particolare proprietà attribuibile, in pienezza, solo a Dio. Essa non corrisponde a quanto inteso nel linguaggio comune e paradossalmente si oppone alla semplificazione, rispettando la complessità del mistero divino. Si procede anzitutto mostrando il significato della semplicità, sia secondo la definizione classica, sia secondo la proposta metafisica di Tommaso. Nella seconda parte viene mostrato come alcune domande teologiche possano vedere una ridefinizione e una possibile risposta a partire dal concetto di semplicità; tra esse come il concetto di persona possa intendere insieme essenza e relazione.

This article shows how simplicity, in theology, is an attributable property, in its fullness, only in God. It does not correspond to that which is understood in the common language and paradoxically it opposes simplification, respecting the complexity of the Divine mystery. This paper proceeds above all by demonstrating the meaning of simplicity, both according to its Classical definition and according to the metaphysical proposal of Aquinas. The second part shows how some theological questions can see a redefinition and a possible response, taking as a starting point the concept of complexity; among which, how the concept of Person can be understood as essence and relation.

VITTORIO CONTI, La nozione di «disturbo di personalità» alla prova della complessità del movimento, 305-336

In psicopatologia la nozione di «disturbo di personalità» si fonda su quella di «personalità». Mostrati i limiti di una comprensione della personalità a partire da ciò che rimane invariante, condivisa anche dalle impostazioni sistemico-complesse, si cerca una via per meglio articolare, nel divenire di una vita, il fatto che ognuno pur essendo sempre se stesso, non è condannato
a rimanere il medesimo. Nel contributo si mostra come per cogliere questa modalità squisitamente umana del divenire sia necessario problematizzare la nozione di movimento fin nelle sue radici aristoteliche. È da qui che si scorge una complessità del movimento – complessità che i sistemi dinamici complessi non conoscono – che permette una ricomprensione della nozione
di «personalità» e di «disturbo di personalità». 

In Psychopathology the notion of «personality disorder» is founded on that of the personality. Having shown the limitations of an understanding of personality starting from that which remains unchanged and having also shared some complex-systemic settings, the author seeks a way in which to better articulate, in a life’s becoming, the fact that though each individual remains always itself, it is nevertheless not condemned to remaining always the same. In this contribution the author shows how in order to grasp this exquisitely human way of becoming it is necessary to problematize the notion of Move ment from its very Aristotelian roots. It is here that one sees a complexity in the movement – a complexity which complex dynamic systems do not know – which allows a new understanding of the notion of «personality» and «personality disorder».