SKM_224e21110511320_0001

Sommari:

Introduzione. PIERPAOLO CASPANI, Oltre il sacrificio?/2, 375-379

MASSIMILIANO SCANDROGLIO, Fra Dio e l’uomo. Linee di teologia del sacrificio nell’Antico Testamento, 381-412

Il contributo analizza la pratica sacrificale israelita, rilevando alcuni tratti costitutivi della sua teologia. In particolare, si dimostra come in ogni sacrificio sia riconoscibile una triplice dimensione: offerta, comunione, espiazione. Il sacrificio esprime il desiderio dell’uomo di rinunciare a quanto possiede, per custodire la relazione con il Signore; il sacrificio instaura e rafforza la comunione con il divino, e fra i membri di una stessa comunità di fede; il sacrificio, infine, risponde alla percezione di una distanza nella relazione con Dio, frutto del peccato, favorendo la riconciliazione. Il riconoscimento della ricchezza della teologia sacrificale biblica consente, così, di capire perché la tradizione cristiana abbia fatto costante ricorso a questo patrimonio linguisti-co e di pensiero per dire il mistero della croce di Gesù, intesa come «perfetto sacrificio».

This contribution analyses the Israelite sacrificial practice, bringing to the fore some fundamental aspects of its theology. In particular, it shows how in every sacrifice a threefold dimension is recognizable: offering, communion, atonement. Sacrifice expresses the human desire to give up what one possesses, in order to take care of the relationship with the Lord; sacrifice instils and strengthens the communion with the divine, and between the members of a single faith community; finally, sacrifice responds to the perception of a distance in the relationship with God, the consequence of sin, favouring reconciliation. Recognizing the richness of biblical sacrificial theology thus allows one to understand why the Christian tradition has constantly appealed to this linguistic patrimony of thought in order to express the mystery of the cross of Jesus, understood as «perfect sacrifice».

NORBERTO VALLI – PAOLO BRAMBILLA, «Placare, Domine!». Per una corretta ermeneutica di alcune espressioni eucologiche, 413-447

Attraverso un sondaggio dell’eucologia romana e ambrosiana, di testi patristici (di Ambrogio, Girolamo e Gregorio Magno) e di qualche passaggio del latino medievale, l’articolo mostra come la traduzione italiana del messale, evitando l’uso dell’italiano placare, abbia restituito il contenuto effettivo delle occorrenze di placatio e placāre latini. Placāre, infatti, non è esclusivamente da ricondurre al senso della mitigazione dell’ira, in particolare di quella divina, ma al campo semantico del perdono e della riconciliazione, pur con le diverse sfumature attribuite al verbo dai vari autori.

By means of a survey of the Roman and Ambrosian euchology, patristic texts (of Ambrose, Jerome and Gregory the Great) and of some passages of medieval Latin, this article shows how the Italian translation of the Missal, avoiding the use of the Italian word placāre, has recovered the true content of the occurrences of the Latin placatio and placāre. In fact, Placāre, is not to be traced back exclusively to the meaning of mitigation of wrath, in particular divine wrath, but to the semantic field of forgiveness and reconciliation, while at the same time maintaining the various nuances attributed to the verb by the various authors.

GIUSEPPE COMO, «Offrirmi come vittima al tuo Amore». Teresa di Gesù Bambino e la spiritualità vittimale nell’epoca moderna, 449-481

La dimensione sacrificale dell’esistenza cristiana è stata sottolineata in particolare nell’ambito della “spiritualità vittimale”, espressione tipica della spiritualità del XIX secolo. A partire dalla vicenda cristiana di Teresa di Gesù Bambino, che si offre come «vittima all’Amore misericordioso» di Dio, il contributo indaga il senso del gesto di Teresa nel contesto della vita spirituale del suo tempo, specialmente in ambito carmelitano, e della visione sacrificale che risale a C. de Condren. Infine, lo studio mette in luce le tematiche di fondo che la “spiritualità vittimale” pone in questione: il volto di Dio, in particolare nella dialettica tra giustizia e misericordia, e la configurazione corretta della relazione di fede.

The sacrificial dimension of Christian existence has been particularly underlined in the area of “victim spirituality”, typical expression of 19th century spirituality. Beginning with the Christian life-story of St. Thérèse of the Child Jesus, who offers herself as «victim to the merciful Love» of God, this contribution investigates the meaning of Thérèse’s action in the context of the spiritual life of her time, especially in the Carmelite environment, and in the sacrificial vision which can be traced back to C. de Condren. Finally, this study highlights the fundamental themes which “victim spirituality” puts under question: the face of God, in particular in the dialectic between justice and mercy, and the correct configuration of the relationship of faith.

PAOLO BRAMBILLA, Il sacrificio di Cristo come kenotico e soddisfattorio, 483-517

L’articolo si propone di mostrare la pertinenza teologica della categoria di sacrificio per descrivere l’atto compiuto da Cristo, esplorando le soteriologie di H.U. von Balthasar e Anselmo d’Aosta. Alla luce della prospettiva kenotica del primo autore si proporrà di comprendere il sacrificio di Cristo come “kenotico” e quindi comunionale e amoroso. Alla luce della proposta anselmiana, il sacrificio di Cristo sarà descritto come “soddisfattorio” in quanto istitutivo di ogni volontà santa e quindi della relazione filiale con il Padre. Le due prospettive saranno integrate nel discorso agostiniano sul sacrificio e in generale nella prospettiva cristologico-trinitaria cattolica.

This article sets out to demonstrate the theological pertinence of the category of sacrifice to describe the action carried out by Christ, exploring the soteriologies of H.U. Von Balthasar and Anselm of Canterbury. In the light of the kenotic perspective of the first author the proposal is to understand Christ’s sacrifice as “kenotic” and therefore communional and loving. In the light of Anselm’s postulate, Christ’s sacrifice can be described as “satisfactory” in so much as it is institutive of every holy human disposition and thus of the filial relation with the Father. The two perspectives will then be integrated in the discourse of Augustine on sacrifice and more in general in the Catholic Christological-Trinitarian perspective.

PIETRO LORENZO MAGGIONI, Al modo di Melchisedek: alle radici della pretesa universalistica cristiana, 519-552

Dopo una breve ripresa dei dissidi che hanno diviso le scienze teologiche da quelle religionistiche, l’articolo passa in rassegna le tradizioni sacrificali delle civiltà coeve a Israele, per portare alla luce, in prospettiva fenomenologica, alcune costanti. Qui si opta per una visione unitaria del sacrificio: le dimensioni oblativa, vittimaria, comunionale e memoriale vi sono sempre implicate. Il focus su Israele permette, quindi, di assumere il sacrificio todah come chiave di lettura dell’intenzionalità oblativa di Cristo, rappresentata nei Vangeli, e della pretesa universalistica cristiana.

After briefly considering those dissensions which have divided the theological and religious sciences, this article aims to look through the various sac-rificial traditions of the civilizations contemporary to Israel, to bring to light, in a phenomenological perspective, some common constants. Here we have opted for a unitary vision of sacrifice: the oblative, victimly, communional and mnemonic dimensions are always implied therein. The focus on Israel permits us therefore to take sacrifice todah as the key to interpreting the oblative intentionality of Christ, as represented in the Gospels, and the Christian universalistic assertion.